
Nel 1992 Björkqvist, Lagerspetz e Kaukiainen[1] elaborano un modello per cercare di differenziare i vari modi in cui si verificano le prepotenze. Lo stesso modello viene poi rianalizzato nel 2007 da Fedeli[2], che distingue il bullismo in due tipologie fondamentali: il bullismo diretto e il bullismo indiretto.
Il bullismo diretto è caratterizzato da un contatto concreto tra due soggetti, il bullo e la vittima. Questo tipo di bullismo è quello più facilmente individuabile e comprende
- il bullismo fisico: individuato verso gli anni ’70, si riferisce in maniera prevalente a bulli di genere maschile. Il bullismo fisico rimanda ai seguenti atti: dare calci, lanciare oggetti, mordere, tirare i capelli nonché danneggiare oggetti di proprietà della vittima;
- Il bullismo verbale: si tratta di intimidazioni, insulti, offense, attribuzione di sgradevoli soprannomi e, la cosa più diffusa, forme di ridicolizzazione davanti agli altri;
Il bullismo indiretto, invece, afferisce a una tipologia caratterizzata da intimidazioni che non sono fisiche; infatti, tramite questo tipo di bullismo, conosciuto anche come bullismo psicologico, il bullo cerca di danneggiare la vittima diffamandola, escludendola e diffondendo pettegolezzi su di essa. In questa categoria rientra anche il cyberbullismo, ovvero il bullismo diffuso in rete.
[1] Cfr. K. Björkqvist, M.J. Lagerspetz, A. Kaukiainen, “Do Girls Manipulate and Boy Fight? Devolopmental Trends in Regard to Direct and Indirect Aggression” (1992), in C. Serino, A. Antonacci, Psicologia sociale del bullismo. Chiavi di lettura, esperienze, risorse, Carocci Editore, Roma 2013, pp. 20-21.
[2] D. Fedeli, Il bullismo: Oltre, cit., p.110.
