Tra ricerca pragmatica e ricerca educativa: come orientare il curricolo

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Per sviluppare il progetto #educhiamociaprevenire, corpo della seconda parte dell’elaborato, ho orientato gli incontri mediando tra due tipologie di ricerca: la ricerca pragmatica e la ricerca politica.

La ricerca pragmatica è una ricerca valutativa a scopo di ottimizzazione degli interventi operativi: si osserva il contesto, si giudica e poi si prendono le decisioni su come intervenire. In questo tipo di ricerca vengono prodotti degli oggetti, sia materiali didattici sia prodotti mediali da utilizzare all’interno della didattica[1]. Esistono tre tipologie di azione[2]:

  • la ricerca valutativa a scopo di ottimizzazione, considerata come la classica analisi interna, in cui si verifica quali relazioni esistano tra i risultati attesi e quelli ottenuti in campo media-educativo;
  • la ricerca-intervento che si utilizza quando il media educator è già intervenuto una prima volta all’interno del contesto; in questo tipo di ricerca, dopo l’analisi della situazione, si tenta di modificare i comportamenti dei soggetti coinvolti senza mettere in discussione finalità e obiettivi iniziali della ricerca[3];
  • la ricerca di sviluppo di oggetti che mette in gioco il problem solving. In altri termini, si pongono in atto dei processi collaborativi tra utenti e ricercatori volti a far emergere i bisogni dei primi e a dar loro una risposta. Il più delle volte ciò avviene attraverso la produzione di uno strumento o di materiali[4].

La ricerca politica, a differenza della ricerca pragmatica, è una ricerca valutativa a scopo decisionale: l’obiettivo è quello di recepire i bisogni collettivi e di trasformarli in progetti politici al fine di modificare le pratiche educative[5].

Per sviluppare il progetto ho dovuto considerare due contesti: quello del contesto (la classe) e quello del testo. Lo studio del contesto della classe ha tenuto conto dei diversi studi sull’audience fino a oggi fatti: bisogna infatti cercare di pensare al media educator come a una figura che insegnando mette in gioco le sue esperienze, i suoi valori, l’educazione che ha ricevuto e la sua cultura di appartenenza[6]. Per quanto riguarda lo studio dei testi (che possono essere scritti o audiovisivi) bisogna sempre tener presente che sono il frutto dello studio del target e del mercato a cui erano destinati nel momento della prima distribuzione: per questo il media educator deve analizzarli con attenzione per comprendere se possano essergli utili per il raggiungimento dell’obiettivo.


[1] Ivi, p. 49

[2] Ivi, p. 50.

[3] Ibidem.

[4] Ibidem.

[5] Ivi, p. 50.

[6] Cfr. P.C. Rivoltella, op. cit., p.129.

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