Il progetto


Come è nata l’idea

La cronaca, quasi quotidianamente, riporta numerosi episodi di bullismo e di cyberbullismo nei confronti di bambini e adolescenti di diverse fasce d’età. Si tratta di fatti in cui, senza alcuna differenza di genere, vengono posti in essere comportamenti prevaricatori tra pari, sia dal punto di vista fisico sia da quello psicologico[1]. Gli atti violenti sono rivolti, oltre che alle persone più deboli, a tutti coloro che sono considerati diversi rispetto agli standard della società[2] (persone con disabilità, di diversa etnia, di diverso orientamento sessuale, ecc.)[3].

Il bullismo e il cyberbullismo sono stati oggetto di numerosi studi[4] concernenti le modalità in cui tali fenomeni si manifestano a livello sociale e, in particolare, negli ambienti scolastici e su internet. Negli ultimi anni il bullismo è stato anche l’argomento centrale di numerosi film e serie tv: Wonder[5], After Lucia[6] e Th1rteen R3asons Why[7] sono solo alcuni dei titoli che hanno suscitato dei grandi dibattiti in rete.  Th1rteen R3asons Why, in particolare, è una serie diffusa da Netflix, il noto over-the-top media service[8], e composta da due stagioni di 13 episodi ciascuna, della durata media di 50 minuti. Hannah Baker, la protagonista della serie, è una liceale che, a causa delle ripetute violenze fisiche e psicologiche, decide di togliersi la vita. Nonostante il suo suicidio, però, Hannah resta presente negli episodi della serie come un fantasma, ed è proprio questo che ha mosso numerose polemiche: il suicidio, infatti, non viene rappresentato come un “fatto decisivo e definitivo”, mentre nella vita reale, ovviamente, lo è[9].
Data l’estrema diffusione di simili fenomeni, si è deciso di sviluppare un progetto unendo gli strumenti della media education con quelli della ricerca psicologica: in questo modo è nato #educhiamociaprevenire.

Descrizione del progetto

Il progetto[10] è stato condotto con lo scopo di elaborare best practices per la prevenzione dei comportamenti antisociali e dei fenomeni di bullismo e di cyberbullismo. In particolare, ci si è concentrati sulla promozione del benessere psicologico, sulla prevenzione del disagio scolastico, sull’uso critico e consapevole di Internet e dei social media. In altri termini, la finalità del progetto è stata, come già emerso nei capitoli precedenti, quella di formare con i media. Più specificamente, si è cercato di sviluppare un’innovativa campagna di sensibilizzazione in cui l’introduzione di specifici strumenti di interazione e partecipazione mirasse a favorire una maggiore disseminazione del dibattito sulle tematiche oggetto delle attività. Un ruolo cardine è stato svolto da apposite piattaforme telematiche e dalle risorse didattiche messe a disposizione delle scuole nell’ambito dell’iniziativa nazionale “Generazioni Connesse” e pubblicate sul sito www.generazioniconnesse.it. Si è tentato di capire se, con l’utilizzo di strumenti multimediali, fosse più facile prevenire e contrastare i fenomeni di bullismo e di cyberbullismo.
Gli obiettivi e le finalità principali di #educhiamociaprevenire, insomma, sono in linea con quelli del progetto per la prevenzione del bullismo e del cyberbullismo elaborato dall’Istituto Raffello Sanzio di Catania. In particolare, abbiamo fatto riferimento ai seguenti punti: «la riduzione e la prevenzione dei fenomeni di illegalità e inciviltà diffusa, lo sviluppo di politiche di prevenzione e di controllo sociale, di educazione e partecipazione giovanile, di informazione e comunicazione mediante la sperimentazione di interventi specifici, limitati, controllabili e trasferibili e far comprendere ai ragazzi i fenomeni nella loro complessità tramite l’utilizzo dei media»[11].

Le fasi del progetto

Dopo aver esaminato lo stato dell’arte degli argomenti oggetto della tesi, il progetto è stato suddiviso in quattro fasi distinte:

  • La prima fase ha previsto un incontro conoscitivo e formativo, in cui sono state spiegate, prendendo esempio dal progetto Smonta il bullo[12], le differenze tra lo scherzo, il litigio, il bullismo e il reato. È stato poi somministrato un questionario per conoscere le nozioni preliminari degli studenti in materia di bullismo, cyberbullismo, litigio e reato. 
  • La seconda fase ha previsto due incontri, tenuti dal formatore, con lo scopo di far conoscere agli studenti le principali questioni relative al bullismo e al cyberbullismo. Il tutto è stato accompagnato da diversi filmati. Nello specifico sono stati trattati i seguenti argomenti[13]:
    – L’origine del termine;
    – I principali studi in materia di bullismo;
    – Le differenze tra schermaglie e bullismo;
    – I ruoli delle persone coinvolte;
    – Il bullo (aggressivo, vittima, passivo, reattivo, proattivo);
    – La vittima (passiva, provocatrice);
    – Gli spettatori (i sostenitori del bullo, i sostenitori della vittima, la maggioranza silenziosa);
    – I tipi di bullismo (bullismo diretto e bullismo indiretto);
    – Le differenze di genere (definizione di genere, cosa si intende per differenze);
    – I principali studi in materia di cyberbullismo;
    – Le caratteristiche del cyberbullismo;
    – I protagonisti del cyberbullismo (cyberbullo, cybervittima e spettatori);
    – Le tipologie di cyberbullismo (flamingharassmentimpersonationexposuretrickery, denigrazione, esclusione);
    – Le strategie di prevenzione di bullismo e cyberbullismo.
  • La terza fase ha previsto due incontri, in cui sono stati proiettati due film. In seguito, sulla base di quanto appreso nelle fasi precedenti del progetto, è stata avviata con gli studenti una discussione con lo scopo di far emergere gli atti di bullismo e di cyberbullismo presenti nei film. Nel nostro caso, i film proiettati sono stati i seguenti:
    Basta guardare il cielo[14];
    Cyberbully[15].
  • La quarta fase ha previsto tre incontri in cui la classe, divisa in due gruppi e attraverso un lavoro d’équipe, ha creato due soggetti differenti aventi come tema il bullismo e il cyberbullismo. È stato poi girato un cortometraggio come spot di prevenzione. Al termine di questa fase, è stato somministrato agli studenti, nuovamente, il questionario iniziale, in modo da evidenziare le differenze nelle risposte prima e dopo la spiegazione con l’ausilio dei media. Lo scopo di una simile operazione è stato quello di capire se, attraverso i media, si è stati in grado di trasmettere informazioni che prima risultavano scarse e/o assenti.

Gli incontri sono stati calendarizzati, in seguito alla discussione con il Dirigente Scolastico e con il Consiglio di Classe, come segue:

  • 5 febbraio 2020 – dalle ore 09:15 alle ore 11:15;
  • 18 febbraio 2020 – dalle ore 11:00 alle ore 12:50;
  • 27 febbraio 2020 – dalle ore 08:15 alle ore 10:15;
  • 11 marzo 2020 – dalle ore 08:15 alle ore 11:15;
  • 13 marzo 2020 – dalle ore 09:10 alle ore 11:55;
  • 6 aprile 2020 – dalle ore 08:15 alle ore 10:15;
  • 8 aprile 2020 – dalle ore 10:15 alle ore 12.35;
  • 8 maggio 2020 – dalle ore 08:15 alle ore 10:05.

La classe coinvolta

Il campione utilizzato per lo sviluppo del progetto è stato una classe dell’Istituto Tecnico Economico Pietro Martini di Cagliari, sito in Viale Ciusa 4 (CA)[16].
La classe selezionata dal Dirigente Scolastico per partecipare al progetto è stata una 2^ del plesso di Viale Ciusa. Essa è formata da 21 studenti, 13 maschi e 8 femmine (Vedi Grafico 3.1: La composizione della classe). 

Gli strumenti utilizzati

Per sviluppare il progetto sono stati utilizzati i seguenti strumenti:

  • Le slide, utilizzate come ausilio in tutti gli incontri[17].
  • Otto video presenti online, nello specifico:
    • Il monologo di Paola Cortellesi sulle differenze di genere[18];
    • Il monologo di Paola Cortellesi sul bullismo a scuola[19];
    • Il monologo di Tiziano Ferro sul peso delle parole[20];
    • Mai più un banco vuoto, un breve corto girato dall’Associazione FareXBene Onlus[21], prendendo spunto da quanto accaduto a Carolina Picchio[22];
    • Un estratto della puntata da Il Collegio (terza puntata della quarta stagione), programma di Rai Due[23];
    • Due mini-spot girati per la campagna sociale BullisNo![24]:
    • Il video Potere alla parola, realizzato dagli studenti del CSC animazione e presentato al Salone del libro di Torino[25];
    • La canzone Billy Blu e il suo video, scritta da Marco Sentieri in occasione della settantesima edizione del Festival di Sanremo[26].

Sono stati scelti questi video in seguito a un primo incontro con la classe e all’analisi del campione. I video, infatti, consentono di rimandare ad alcuni degli argomenti del progetto con un po’ di “leggerezza” e danno innumerevoli spunti di riflessione e di discussione. Per esempio, nel monologo di Paola Cortellesi sul bullismo a scuola si narra la storia di un bambino che fin dalle elementari è stato vittima di bullismo. L’attrice racconta una parte delle violenze facendo trasparire la vergogna del ragazzo relativa all’essere una vittima e la totale incapacità del bullo di rendersi conto della gravità degli atti commessi. 

  • Il questionario sviluppato dal Ministero dell’Università, dell’Istruzione e della Ricerca (MIUR) in occasione del progetto Smonta il Bullo. Si tratta di un questionario composto da 25 item in base al quale le studentesse e gli studenti del nostro campione hanno dovuto scegliere se l’azione descritta[27] potesse essere identificata come scherzo, litigio, bullismo o reato[28].
  • I film Basta Guardare il cielo e Cyberbully.

Il logo del progetto

Il logo è formato da tre costruzioni con l’hashtag del nome del progetto. Le costruzioni sono messe in contrasto tra loro tramite l’alternanza del bianco e del nero, con una riga giallo-ocra in secondo piano. 

Logo del progetto

Utilizzando le risorse della semiotica, potremmo considerare i colori in quanto segni. In questo senso, «if we consider color as a sign, we are including all the aspects, because a sign is not a previously defined thing, but a consequence of various factors and of the context in which it is taken as such. Color may function as a sign for a physical phenomenon, for a physiological mechanism, or for a psychological association»[29]
Per quanto riguarda i colori del nostro logo possiamo dire che

  • Il nero è l’ultimo colore della scala cromatica. Esso viene generalmente associato all’opacità dell’introversione, quando non «all’oscurità e alla morte»[30]. È stato scelto perché, nel caso del nostro progetto, esso rappresenta gli atti violenti di bullismo e di cyberbullismo;
  • il bianco è il primo colore della scala cromatica. Tradizionalmente inteso come il colore della purezza e dell’innocenza[31], è inserito all’interno del logo in una costruzione per indicare un potenziale miglioramento della situazione in seguito al dialogo con una persona specializzata;
  • la terza costruzione, come si vede, è sempre nera, ma è più piccola della precedente. Questa scelta rimanda a un “gioco psicologico” attraverso cui si mostra che, dopo aver parlato con qualcuno, la situazione inizia a essere più leggera rispetto all’inizio;
  • il giallo è «un colore caldo che esprime ottimismo e mette allegria»[32]. A livello comunicativo può essere utilizzato per esprimere valori positivi come la vivacità d’animo. In particolare, è qui utilizzato per rappresentare l’ottimismo e la possibilità di maturazione.

La struttura delle lezioni

Gli incontri si sono svolti nell’Aula Magna dell’Istituto in via Ciusa in assenza dei docenti dell’ora. Questa scelta è stata compiuta per mettere tra parentesi le modalità operative della didattica classica e rendere più facile il dialogo con i partecipanti al progetto.
All’inizio di ogni incontro le studentesse e gli studenti, aiutati dalle slide, hanno riassunto i concetti appresi in quello precedente: si è ritenuto che questo fosse l’approccio migliore per capire se bisognasse riprendere alcune parti e per uniformare le competenze della classe. Il formatore, durante gli incontri, supportato dalle slide, ha esposto gli argomenti descritti sopra e ha pienamente coinvolto i ragazzi (es. chiedendo loro cosa ne pensassero, chiedendo quali fossero le loro competenze iniziali, ecc.). Sono stati innumerevoli i momenti in cui, durante la spiegazione, gli studenti stessi hanno preso la parola per approfondire alcuni aspetti che nelle slide erano trattati in modo sintetico.
Dopo le proiezioni dei video, fulcro di tutto il progetto, il formatore ha dato l’input del messaggio principale che l’autore voleva trasmettere e, da lì, si è instaurata una discussione costruttiva tra tutti i ragazzi. In questi frangenti il ruolo del formatore è stato quello di moderatore.

I documenti:

La scheda del progetto –DOWNLOAD
L’autorizzazione per partecipare –DOWNLOAD


[1] Cfr. D. Fedeli, Il bullismo: Oltre, cit., pp. 22-24..

[2] Gli standard della società sono degli ideali astratti che guidano le persone nelle loro interazioni con l’ambiente sociale. Le norme sono delle regole di comportamento che riflettono, o incarnano, i valori di una cultura: possiamo quindi definirle come le regole che indicano, in maniera specifica, quale comportamento la società̀ si aspetta da noi in una determinata circostanza (Cfr. A. Giddens, Fondamenti di Sociologia, Il Mulino, Bologna 2014, pp. 50-53).

[3] Cfr. D. Fedeli, Il bullismo: Oltre, cit., p. 23.

[4] A tal proprosito, si veda R. Griffin, A. Gross, “Childhood Bullying: Current Empirical Findings and Future Directions for Research”, in Aggressive and Violent Behaviour, vol. 9, n. 4, 2004, pp. 379-400.

[5] Wonder (S. Chbosky, Stati Uniti d’America, 2017). 

[6] After Lucia (M. Franco, Messico, 2012).

[7] Tredici (Th1rteen R3asons Why, Stati Uniti d’America, 2017-).

[8] L’ OTT è un servizio di streaming multimediale, su abbonamento, che offre l’accesso ai contenuti cinematografici e televisivi via internet. Si veda R. Maxwell, Culture Works: The Political Economy of Culture, University of Minnesota Press, Minneapolis-Londra 2001, pp. 225-249. 

[9] J.S. Chisholm, “‘Everything… Affects Everything’: Promoting Critical Perspectives toward Bullying with Thirteen Reasons Why”, in The English Journal, vol. 101, n. 6, luglio 2012, pp. 75-80.

[10] Si veda Appendice A per la scheda sintetica del progetto presentata alla scuola.

[11] Si veda https://www.raffaellosanzio.edu.it/progetto-bullismo-e-cyberbullismo/ (ultima consultazione: 16 gennaio 2020).

[12] Il progetto Smonta il bullo, da cui ho preso spunto per sviluppare il progetto #educhiamociaprevenire, è stato creato per contrastare i fenomeni di bullismo e di cyberbullismo. A partire dal 2017 il progetto è stato inglobato dal maxiprogetto del MIUR denominato “Generazioni Connesse”. L’evoluzione del progetto è stata presentata nel capitolo II (Bullismo e Cyberbullismo a confronto) di questo elaborato. 

[13] Gli argomenti oggetto delle lezioni sono stati tratti da Z. Formella, A. Ricci, Bullismo e dintorni. Le relazioni disagiate nella scuola, Franco Angeli, Milano 2011, pp. 15-16. Inoltre, si rimanda al capitolo II (Bullismo e Cyberbullismo a confronto) di questo elaborato.

[14] Basta guardare il cielo (The Mighty, Peter Chesholm, Stati Uniti d’America, 1998).

[15] Cyberbully (Charles Binamé, Stati Uniti d’America, 2011).

[16] «Il Martini è il più antico Istituto Tecnico di Cagliari e dell’intera Sardegna, essendo stato istituito nel 1862 con la denominazione di Regio Istituto Tecnico Governativo. Fino al 1920 comprendeva le sezioni di commercio/ragioneria, fisica/matematica e macchinisti, infatti nei registri più antichi figura come Regio Istituto Tecnico e Nautico “Pietro Martini”. Con la Legge 15 giugno 1931, n. 889, che modificò l’istruzione tecnica, il “Martini” assunse la denominazione di “Istituto Tecnico Commerciale”. Nei primi anni ‘30 l’Amministrazione Provinciale gli destinò l’attuale edificio sito nella Via S. Eusebio al civico 10 e, in seguito, la sede succursale al civico 2, caseggiato inserito nella nota eredità Scano e sede dell’omonimo istituto industriale fino al 1986.  Nell’A.S. 2016/2017 è stato accorpato al “Pietro Martini” il “Leonardo da Vinci – Fabio Besta”, Istituto formato da due istituzioni storiche nel territorio per l’istruzione tecnica, che, insieme al “Martini”, hanno formato generazioni di professionisti nel settore tecnico-giuridico- commerciale. Oggi, il “Pietro Martini” costituisce un unico grande polo nel settore tecnico-economico, denominato con circa 1000 alunni distribuiti in oltre 50 classi. La scuola attualmente è articolata in tre plessi in grado di accogliere le richieste di un ampio bacino d’utenza: la sede centrale di Via Sant’Eusebio, la sede di Viale Ciusa, che ospita momentaneamente l’Ufficio di Presidenza e gli Uffici di segreteria con 30 classi, e la sede di Via Cabras, con 25 classi». Quanto scritto è tratto dal PTOF del Martini, presente online all’indirizzohttp://itemartini.altervista.org/images/ptof/ptof_19_22.pdf (ultima consultazione: 16 gennaio 2020).

[17] Si veda Appendice B.

[18] Il video si può trovare all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=4WjhLSkXqTk (ultima consultazione: 25 gennaio 2020).

[19] Il video si può trovare all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=Ia2uT8n6_lI (ultima consultazione: 25 gennaio 2020).

[20] Il video si può trovare all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=2fBhWVruyIE&t=10s (ultima consultazione: 24 febbraio 2020).

[21] Questa associazione promuove e tutela i diritti inviolabili delle persone, soprattutto delle categorie più deboli e più soggette alle discriminazioni. Il video si può trovare all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=PB4GbIAH_HU (ultima consultazione: 25 gennaio 2020).

[22] Carolina Picchio era una ragazza di 14 anni che, nel 2013, decise di togliersi la vita in seguito a ripetuti atti di bullismo e di cyberbullismo. Le violenze erano iniziate dopo che Carolina era andata a una festa e alcuni suoi coetanei l’avevano filmata mentre la molestavano sessualmente, diffondendo poi il video delle molestie su diverse piattaforme. Per conoscere meglio la storia di Carolina si consiglia di leggere l’intervista rilasciata dal padre della ragazza al Corriere della Sera. Cfr. P. Picchio, “La mia Carolina uccisa da 2.600 like”, in Corriere della sera, versione online, https://www.corriere.it/cronache/16_settembre_16/mia-carolina-uccisa-2600-like-3655a4f8-7bd2-11e6-a2aa-53284309e943.shtml (ultima consultazione: 10 aprile 2020).

[23] Il video si può trovare all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=YKc6W-D8_vE (ultima consultazione: 25 gennaio 2020).

[24] Il video si può trovare all’indirizzo https://youtu.be/EBcftGbB8I4 (ultima consultazione: 25 gennaio 2020). 

[25] Il video si può trovare all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=LqjnnqlavhU (ultima consultazione: 24 febbraio 2020).

[26] Il video si può trovare all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=d2uLyXpnqqM (ultima consultazione: 24 febbraio 2020). 

[27] Per esempio, una delle azioni presenti nel questionario è la seguente: “Siccome Sara e Anna non vogliono giocare con lei, Lisa ha scarabocchiato sui loro disegni”. I ragazzi, dopo aver riflettuto sull’azione, hanno segnato singolarmente se si trattasse di uno scherzo, di un litigio, di bullismo oppure di un reato.

[28] Si veda Appendice B.

[29] Cfr. J.L. Caivano, “Color and Semiotics: A Two-Way Street” in Color Research & Application, vol. 23, n. 6, 1998, pp. 390-401 (tr. it.: «sono compresi tutti gli aspetti, perché il segno non è un qualcosa di definito in precedenza, ma è una conseguenza di vari fattori e del contesto nel quale viene analizzato. Il colore può funzionare anche come un segno per un fenomeno fisico, per un meccanismo fisico o per un’associazione psicologica»).

[30] Cfr. A. P. Cattaneo, B. Valenta, Grafologia e Cromoterapia, Il cerchio della luna, Roma 2017, pp. 98-99.

[31] Cfr. ivi, pp. 99-100.

[32] Cfr. ivi, pp. 109-110.

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora